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L'Oltrepò Pavese collinare visto da Gianni Brera
«Guardo ogni volta commosso le colline pavesi, che sono il mio dolce orizzonte di pampini. La terra padana si ondula come un immenso mare sfrangiato in profili per me familiari fin dall'infanzia. Le onde sono di intenso verde e via via si fanno violette azzurre celesti fino a confondersi, appunto, con il cielo.»
«Vedo volare uccelli a miriadi e da loro cadere il seme che ha prodotto il tralcio fossile di Casteggio. Credo volentieri a Strabone greco sincero e nient'affatto ministeriale, che ha scritto di noi: "Sono i migliori romani (cioè italici con cittadinanza) e hanno botti grandi come case".»
«Io guardo le mie colline e ne sorseggio sovente il vino per non dubitare dei miei maestri.»
Gianni Brera, Luigi Veronelli, "La Pacciada", Baldini & Castoldi, Milano 1996
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